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Dentista a VARESE - La Cura Canalare
Lo studio dentistico di Varese del Dr. Maurizio Ciatti spiega come si effettua la cura canalare.


Polpa o nervo del dente


La polpa che si trova nella parte interna dei denti, e che in gergo comune è conosciuta come “nervo del dente”, è invece un tessuto connettivo molto complesso, contenente vene ma anche terminazioni nervose con cellule connettivali.

dentisti vareseTerapia Canalare


Come conseguenza di una carie profonda, oppure a causa di un trauma, la polpa può infiammarsi e andare incontro ad una infezione: è in queste condizioni, che viene diagnosticata la pulpite.

Quando l’infiammazione è acuta, può propagarsi al di là della radice dentaria, fino a raggiungere l’osso alveolare circostante, causando lesioni che conosciamo come “ascessi” o “granulomi”: sono riconoscibili all’esame radiografico come una zona scura - la rarefazione ossea - attorno all’estremità della radice dentale.

Questi sono i casi in cui i pazienti vengono indirizzati al trattamento endodontico (comunemente detto devitalizzazione) che resta l’unica scelta in alternativa all’estrazione del dente coinvolto.

Altro caso in cui ricorrere all’endodontista è quando una cura precedente non è andata a buon fine o è stata eseguita da persona non professionista. Tale intervento viene definito semplicemente ritrattamento endodontico: si interviene rimuovendo il tessuto pulpare del dente intaccato, sia nella parte della corona che nelle radici, e con otturazione permanente, dopo aver fatto una precisa sagomatura dei canali radicolari.

Il trattamento dall’endodontista può richiedere tempi piuttosto lunghi, specie quando si tratta dei molari: sono necessarie più sedute a volte, a seconda della gravità del caso.
Per un’idea sui tempi della cura endodontica, si tengano presenti i vari momenti di intervento:
  • anestesia locale (ovviamente il paziente non viene sottoposto a nessun tipo di dolore, per l’intero trattamento);
  • ricostruzione della corona dentale, in via provvisoria, nel caso questa sia troppo compromessa: questo per lavorare rendendo ottimale l’isolamento del campo operativo;
  • lo stesso isolamento viene creato tramite la cosiddetta ‘diga’: uno strato sottile di gomma che viene teso con un archetto di metallo e con un uncino che lo sorregge;
  • attraverso la corona del dente, apertura della camera pulpare;
  • individuati i canali, misurazione della lunghezza degli stessi, tramite radiografia o un focalizzatore apicale (le radiazioni che vengono assorbite in una radiografia per uso odontoiatrico non devono spaventare: è un dosaggio minimo che, a confronto col beneficio di una cura endodontica eseguita con precisione, si direbbe davvero irrilevante);
  • asportazione della polpa canalare, di batteri e altre sostanze portatrici di infezione, con la strumentazione, che faciliterà anche il passaggio del materiale per l’otturazione, con una forma a cono;
  • lavaggio con antisettico;
  • riempimento permanente utilizzando guttaperca, che è un materiale plastico e dunque facilmente modellabile sotto calore, e che va unito al cemento canalare;
  • otturazione temporanea;
  • ulteriore controllo con radiografia per verifica della buona riuscita della cura;
  • infine, il restauro protesico, cioè la ricostruzione del dente.

Con il trattamento endodontico dunque, si ottiene il recupero del dente e la possibilità di un reinserimento dello stesso, nell’arcata dentale. La percentuale di buona riuscita della cura è davvero elevata, se eseguita in modo professionale e in condizioni normali, si abbassa la possibilità di buona riuscita nei casi di ritrattamento, laddove cioè già in precedenza la cura canalare è stata fatta in modo inadeguato (le cause possono essere varie: cure brevi, errori di strumentazione, cambiamenti anatomici, ecc.).

Si potrebbe comunque intervenire chirurgicamente, in simili casi, mediante apicectomia ed otturazione retrograda, con buone speranze di successo.
Importante ricordare che nonostante la complessità e la delicatezza dell’intervento, il trattamento endodontico è assolutamente indolore: si opera sempre e comunque sotto anestesia locale.

Nei 2-3 giorni successivi alla cura, può restare un leggero indolenzimento, soggettivamente più o meno percettibile. In rari casi, dove le radici sono particolarmente infette e i batteri hanno avuto passaggio oltre apice, si può verificare un ascesso, che comporta ovviamente dolore: ma si tratta di complicanze che non pregiudicano la buona riuscita della terapia endodontica già avviata. [Altri articoli]
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